
Sabbia bianca finissima, mare cristallino che sfuma dal verde smeraldo al turchese, scogli di granito ai lati da cui tuffarsi e, alle spalle, lo stagno di Notteri con i suoi fenicotteri rosa: Timi Ama è considerata da molti la spiaggia più bella di Villasimius. Situata tra Porto Giunco e la spiaggia di Simius, le tre spiagge sono divise da piccoli scogli facilmente superabili a piedi, che attribuiscono a questa costa un fascino del tutto particolare.
Lunga circa 150 metri, Timi Ama è caratterizzata da sabbia finissima e soffice di colore bianco candido, specchiata in un mare cristallino che passa dal verde smeraldo al blu turchese, con piccoli gruppi di scogli a nord e a sud da cui è possibile tuffarsi. I fondali bassi e sabbiosi la rendono sicura e adatta alle famiglie con bambini, mentre la cornice naturale di dune e macchia mediterranea completa uno scenario di rara bellezza. Il panorama di incredibile bellezza ha fatto da cornice per la registrazione di numerosi film e spot pubblicitari.
A pochi passi dall’arenile si apre uno degli scorci naturali più emozionanti di tutta la Sardegna. Alle spalle della spiaggia si trova lo stagno di Notteri, habitat naturale dei fenicotteri rosa, che durante l’inverno e le mareggiate si avvicinano talmente alla battigia da sembrare quasi sfiorare il mare. Questo ecosistema protetto è parte integrante dell’Area Marina Protetta di Capo Carbonara e rappresenta uno spettacolo naturale unico, osservabile in ogni stagione dell’anno.
Il suono esotico di “Timi Ama” ha fatto a lungo immaginare origini lontane, forse polinesiane. La realtà è ancora più affascinante: il nome compare già in un antico portolano del 1200, come denominazione di uno scoglio nei pressi di Capo Carbonara. In un portolano più recente del 1400 il toponimo è diventato “temi e ama”, poi “pietra fanara” e infine “scoglio ora detto di S. Elmo” una stratificazione di nomi che testimonia secoli di navigazione e memoria marinara lungo questa costa.
Il suono esotico di “Timi Ama” ha fatto a lungo immaginare origini lontane, forse polinesiane. La realtà è ancora più affascinante: il nome compare già in un antico portolano del 1200, come denominazione di uno scoglio nei pressi di Capo Carbonara. In un portolano più recente del 1400 il toponimo è diventato “temi e ama”, poi “pietra fanara” e infine “scoglio ora detto di S. Elmo” una stratificazione di nomi che testimonia secoli di navigazione e memoria marinara lungo questa costa.